Fotografia della montagna: intervista a Moreno Geremetta

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Fotografia della montagna: intervista a Moreno Geremetta

Sapete che le Dolomiti sono patrimonio dell’Unesco. Ma forse non sapevate che esistono fotografi ufficiali per ritrarre queste montagne. Moreno Geremetta è uno di questi, e con lui abbiamo parlato di sacrificio, tecnica ed emozione, elementi essenziali per realizzare fantastiche foto di paesaggio montano

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Gli elementi principali per fotografare la montagna secondo il fotografo Geremetta

Nella fotografia l’esperienza è uno degli ingredienti fondamentali, quindi non c’è niente di meglio di leggere i racconti, le biografie e i consigli di fotografi già affermati, specialmente nell’ottica dell’ #EverydayClimbers Photo Contest attivo fino al 1 settembre.

Questa volta abbiamo intervistato Moreno Geremetta, fotografo ufficiale delle Dolomiti per l’Unesco e collaboratore dell’agenzia Clickalps sia come fotografo sia come docente nei workshop di fotografia. Ma Geremetta è anche un camminatore con una sua precisa filosofia e approccio che mette insieme fotografia e limite, determinazione e bellezza.

1- Come hai iniziato a fotografare la montagna?

Sono nato e vivo ad Agordo, in provincia di Belluno. Ho sempre avuto le montagne a vista d’occhio. Nonostante ciò ho iniziato tardi a frequentarle, verso i sedici anni circa quando mi venne voglia di scoprire cosa si vedesse da lassù anziché fermarmi a guardarle dal basso. Quindi ho iniziato la loro conoscenza attraverso sentieri, vie ferrate e qualche modesta via alpinistica. Le montagne le fotografo da allora, conservo in una scatola centinaia di foto e negativi di quando esisteva solo la fotografia analogica, ma se prima andavo in montagna e scattavo qualche fotografia durante la giornata con l’avvento del digitale il mio modo di operare è cambiato, ora vado in montagna PER fotografare, di conseguenza sono cambiati completamente gli orari.

2- Quali sono le caratteristiche del tuo “sguardo” fotografico?

Amo il paesaggio in generale. Nelle mie fotografie cerco sempre di mostrare il bello: la bellezza di un paesaggio ma anche la perfezione di un piccolo dettaglio o di un angolo più nascosto e meno frequentato. Stupire, emozionare e allo stesso tempo presentare un luogo è il mio scopo principale.

3- Per fare una bella fotografia di paesaggio quanto conta la tecnica e quanto l’emozione?

Sono assolutamente necessarie entrambe! Le conoscenze tecniche per fotografare quella particolare condizione di luce sono essenziali affinché nella fase di post produzione l’immagine finale rappresenti ciò che i nostri occhi hanno visto. Vivere una condizione di luce particolare e sbagliare la fase di ripresa sarebbe un dramma per un fotografo: lo scopo principale è poter mostrare la scena e dire “io c’ero”. E naturalmente lo si capisce al volo ascoltando il proprio cuore, se batte forte è il segno che ciò che stiamo vivendo in quel momento è qualcosa di unico, le foto lo saranno di conseguenza.

4- Quale sono le condizioni ambientali che preferisce fotografare? Ad esempio, meglio la montagna d’estate o d’inverno?

La montagna d’inverno è qualcosa di magico, la luce è più bella e con la complicità della neve scompaiono tutte le asperità del terreno e risaltano solo le linee: la fotografia invernale è minimalista, così pochissimi elementi possono dare vita ad una scena interessante. In quota spesso in inverno è possibile giocare con le curve nella neve disegnate dal vento, un albero coperto di neve nel bianco puro è già una foto, nelle valli i tetti delle case di un villaggio all’ora blu (quel particolare momento della giornata che intercorre durante il crepuscolo) fanno tanto cartolina di Natale. Questi sono solo degli esempi che danno origine a immagini interessanti. A bassa quota però l’autunno è la stagione per eccellenza in fotografia, e qualche bella foto autunnale non dovrebbe mai mancare nel portfolio di un fotografo di paesaggio.

5- Quanto conta il sacrificio nel fare uno scatto?

Il sacrificio conta molto in fatto di scelte di orario, spesso conta meno in fatto di ore di camminata o metri di salita. La scelta dell’orario è fondamentale, sarà il primo passo verso una sessione fotografica soddisfacente. Per l’alba bisogna passare la notte in quota, in tenda o semplicemente sotto le stelle e per i tramonti il rientro sarà per forza di cose ad orari da pipistrelli. Il premio sarà la luce, che in quei momenti è indescrivibile. Proprio per questo amo lasciar parlare le mie fotografie.

Il sacrificio della salita invece è relativo: sarà solo una soddisfazione personale e apprezzata da pochi intenditori il poter mostrare delle fotografie scattate da questa o quella cima in particolare. Per il pubblico contano soprattutto i colori e la bellezza della scena. Personalmente cerco di includere entrambi questi ingredienti nelle mie foto, non sempre ci riesco ma a volte vengo ampiamente ripagato.

6- Tre consigli da dare a chi vuole approcciare seriamente alla fotografia di montagna

Scegliere l‘attrezzatura fotografica sempre tenendo in considerazione il suo peso e le condizioni di scatto spesso non comode: pochi elementi ma di qualità. Creare un saldo legame con pochi amici che condividano la stessa passione: in montagna non si va mai da soli. Cercare l’originalità e la creatività ovunque evitando le fotocopie di luoghi ed inquadrature viste e riviste.

7- Cosa non manca mai nel suo zaino?

Anche ad agosto nello zaino non mancano mai guanti e berretto, ed una torcia frontale sempre. Se posso aggiungere qualcosa di virtuale non manca mai un carico di umiltà verso la montagna e verso gli altri.

Emozione e tecnica. Luce, sacrificio e creatività. Questi sono gli ingredienti per fare una splendida foto della montagna. Aspettiamo i vostri scatti!

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