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Passione E Umiltà Alla Conquista Dei Ghiacciai

Sergio Azzoni parla della sua ricerca sui ghiacciai sostenuta da Levissima
Una vita dedicata alle montagne e ai loro segreti. Sergio Azzoni, un ricercatore giovane e con la testa sulle spalle, racconta le vette raggiunte e quelle che spera arriveranno.

Raccontaci qualcosa di te: quanti anni hai, dove sei nato, dove vivi…

Ho 27 anni e vivo ad Abbadia Lariana, un piccolo comune affacciato sul lago di Como. Mi sono laureato in Scienze Naturali nel 2012 e poi ho proseguito gli studi con la magistrale in Scienze della Natura.

Ora sto terminando il mio dottorato in Scienze della Terra all’Università degli studi di Milano.

Com’è nata la tua passione per il mondo dei ghiacciai?

Ho scelto Scienze Naturali sia perché mi piace stare all’aria aperta, soprattutto in montagna e per chi vive ai piedi della Grignetta (una montagna della Lombardia nella catena delle Alpi, ndr) è d’obbligo, sia per la mia passione legata alla meteorologia e climatologia.

Svolsi così una tesi con il gruppo di glaciologia e climatologia, interessato e affascinato sia dalla meteorologia d’alta quota che dal ghiacciaio come sentinella del clima che cambia.

La glaciologia è stata quindi il filo rosso che ha unito la mia passione per la climatologia con quella della montagna.

In quanto ricercatore, quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?

Dato che sto per concludere il dottorato, la maggiore difficoltà è sicuramente l’incognita del futuro: sappiamo tutti come nella ricerca italiana il posto fisso arrivi solo quando ormai qualche capello inizia a farsi bianco… Però onestamente mi sento molto fortunato a fare questo tipo di lavoro.

Quali sono gli aspetti più belli di questo lavoro?

Le attività sul campo, quindi su ghiacciaio, sono sicuramente croce e delizia di questo lavoro: quando lavori sui ghiacciai devi impegnarti a non farti distrarre dalla bellezza di ciò che ti sta intorno.

Di certo, quando lo stesso lavoro lo stai compiendo nella nebbia, con la neve e con temperature sotto zero pensi che un lavoro alla scrivania non sia poi così male.

Quali sono le vette che hai già raggiunto sia in ambito lavorativo che personale?

Più che vette, per ora ho solo raggiunto qualche collina: sicuramente essere ammesso al corso di dottorato è stata una bella soddisfazione. E anche raggiungere la cima del Monte Ararat, nell’ambito di una spedizione scientifico-alpinistica organizzata dal Club Alpino Italiano.

Ma quando sei in montagna, e raggiungi una vetta, ne vedi sempre molte altre di fronte a te, quindi meglio concentrarsi su quelle ancora da affrontare!

Qual è la prossima vetta che ti sei prefissato?

Sicuramente terminare il dottorato e discutere la tesi. Poi lavorare su un ghiacciaio dell’Islanda, uno dei miei sogni nel cassetto. Il connubio fra il ghiaccio e il fuoco dei vulcani è una delle cose più affascinanti su questo pianeta.

In cosa consiste il tuo contributo nell’ambito dei progetti di ricerca che UniMi porta avanti insieme a Levissima? Raccontaci se il tuo lavoro ha subito un’evoluzione e su che cosa stai lavorando adesso.

Io mi occupo principalmente dell’analisi del detrito sopraglaciale. Quella coperta di rocce, sabbia, limo e polveri (anche antropiche) che ricopre in maniera sempre maggiore i ghiacciai alpini, ha tanto da raccontare.

Abbiamo infatti osservato come anche le polveri sottili di origine antropica, che derivano dalle emissioni di industrie, automobili o riscaldamenti, giungano in alta quota e ricoprano i ghiacciai con una sottile strato nero detto “black carbon”.

Questo particolato ha un effetto deleterio sui ghiacciai in quando, assorbendo calore, incrementa la fusione del ghiaccio sottostante. Abbiamo anche descritto la variegata e dinamica comunità di batteri che vive nel detrito sopraglaciale e come essa si modifichi molto rapidamente in risposta alle mutevoli condizioni di un ghiacciaio nel corso delle stagioni.

Levissima ha come consumatori ideali gli “Everyday Climbers”, scalatori di vette quotidiane che ogni giorno si impegnano per raggiungere il proprio obiettivo. Ti senti un po’ un Everyday Climber? Quali sono, dalla tua esperienza personale, le caratteristiche che deve avere un Everyday Climber?

Credo che i veri scalatori di vette quotidiane siano altri. Una mamma in carriera con una famiglia da gestire, o un medico dalle cui mani tutti i giorni dipendono delle vite umane.

Io nel mio piccolo cerco di fare al meglio il mio lavoro sperando che le mie ricerche possano essere anche una sola goccia nell’oceano di una maggior consapevolezza nel fatto che il clima sta cambiando con effetti preoccupanti per l’umanità.

Credo che un Everyday Climber debba essere curioso, non farsi scoraggiare dalle difficoltà e essere umile nell’ammettere che c’è sempre qualcosa da imparare da chiunque e da qualunque situazione.

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