Intervista A Claudio Barbante, Bibliotecario Dei Ghiacciai

Salvare un importante patrimonio dell’umanità costruendo la prima Biblioteca dei Ghiacciai.

E’ questa la mission del “Protecting Ice memory project”, un progetto al quale ha preso parte come rappresentante dell’Italia Carlo Barbante, direttore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e professore all’Università Ca’ Foscari Venezia.

Il progetto per la protezione dei ghiacciai

I ghiacciai si stanno ritirando per la fusione, così abbiamo preso la decisione di intervenire, anche se in realtà siamo già in ritardo. Ci sono, infatti, dei modelli climatici che ci dicono che entro il 2100 i ghiacciai al di sotto dei 3600mt di quota, scompariranno. È chiaro quindi che siamo in stato di emergenza. Dobbiamo andare a salvare queste informazioni”.

Queste le motivazioni di Carlo Barbante ─ promotore italiano del progetto, direttore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e professore all’Università Ca’ Foscari Venezia ─ per dare vita alla prima biblioteca mondiale degli archivi di ghiaccio.

L’idea di base del progetto “Protecting Ice Memory”, nato da una collaborazione italo-francese, è di ricavare, all’interno di una grotta di neve scavata in Antartide vicino alla base Concordia, una “banca” mondiale di carote di ghiaccio, termine tecnico per definire i campioni dei ghiacciai minacciati dal riscaldamento globale.

Barbante parla del progetto a protezione dei ghiacciai

Claudio Barbante, bibliotecario dei ghiacciai

Abbiamo chiesto al professor Barbante come avviene il carotaggio e che informazioni possiamo trarne: “Durante la prima spedizione avvenuta nell’estate 2016, nell’arco di due settimane sul Col du Dôme (ghiacciaio sul fronte francese del Monte Bianco, ndr), abbiamo prelevato 3 carote di circa 130 mt l’una. Il prelievo avviene attraverso dei carotieri, che sono dei cilindri di circa 1 metro e mezzo, dotati di un motore e legati ad un cavo che fornisce l’energia per farli girare. Una sorta di trivella per perforare il ghiaccio.

Ci sono molte informazioni che noi riusciamo a leggere visivamente, per esempio se ci sono stati periodi caldi e particolarmente umidi che danno vita a ‘lenti di ghiaccio’, accumuli che creano rigonfiamenti o fratture nelle rocce circostanti.

Oppure vediamo se ci sono degli strati di polvere che sappiamo essere correlati ai venti sahariani o polveri vulcaniche.

Poi ci sono informazioni nascoste che solo attraverso l’analisi chimica riusciamo a recuperare, come le temperature del passato. Informazioni fondamentali, da recepire ora prima che i campioni spariscano a causa del surriscaldamento”.

La biblioteca che scheda i ghiacciai

Carota di ghiaccio, dal progetto protezione ghiacciai

Le tre carote di ghiaccio prelevate saranno trasportate al Laboratorio di glaciologia e geofisica dell’ambiente (Lgge) dell’Università di Grenoble Alpes.

Una delle tre carote sarà analizzata nel 2019 per costituire una base dati a disposizione di tutta la comunità scientifica mondiale.

Le altre due carote saranno trasportate, con una logistica piuttosto complessa e attraverso varie tappe, fino a raggiungere nel 2020 nella grotta in Antartide scavata sotto la neve a -54°C, il più sicuro e naturale congelatore del mondo.

Il progetto ambizioso e di lunga durata, data la moltitudine di ghiacciai da conservare, è sempre alla ricerca di finanziatori che possano sostenere questa impresa, che potremo anche vedere sul grande schermo prossimamente, considerato l’interesse dimostrato da Luc Jacquette, regista del superpremiato documentario “La Marcia dei Pinguini”.


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