Spedizione ghiacciai

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LEVISSIMA SPEDIZIONE GHIACCIAI: IL PROGETTO PER MONITORARE L'EVOLUZIONE DEL GHIACCIAIO DOSDÈ

“Levissima Spedizione Ghiacciai” è il primo passo di un progetto triennale che ha l’obiettivo di monitorare l’evoluzione del Ghiacciaio Dosdè Orientale nel gruppo Piazzi, in Alta Valtellina, e successivamente quella di tutti i ghiacciai lombardi.

IL CAMBIAMENTO DELLA SUPERFICIE DEI GHIACCIAI VALTELLINESI

Un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, coordinato dal professor Claudio Smiraglia e dalla professoressa Guglielmina Adele Diolaiuti, torna al laboratorio “en plein air”, realizzato nel 2007 sul Ghiacciaio Dosdè Est con il sostegno di Levissima, e dà il via al monitoraggio di un sito-campione con l’obiettivo di studiare come cambia la superficie del ghiacciaio e come questo influisca sulla sua fusione. A questo sito di studio dal 2014 se ne è anche aggiunto un secondo, sempre in Alta Valtellina, il Ghiacciaio dei Forni, a pochi chilometri di distanza da Dosdè Est e ubicato nel cuore del Parco dello Stelvio. Entrambi i siti sono attrezzati con strumenti che rilevano i flussi di energia alla superficie del ghiacciaio e studiano l’intensità e la rapidità della fusione. I dati raccolti, le immagini satellitari e le foto aeree vengono poi analizzate dagli studiosi in laboratorio.

I risultati del progetto

Questa attività ha permesso di realizzare il “Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani”, inventario aggiornato che riporta dati e informazioni su tutti i 903 ghiacciai delle montagne italiane. Il Catasto dei Ghiacciai è stato presentato nel Maggio del 2015 dall’Università degli Studi di Milano e Levissima e ha evidenziato che negli ultimi 50 anni i ghiacciai italiani sono aumentati di numero (passando da 835 a 903), ma hanno ridotto la superficie media del 30%. Questo perché i grandi ghiacciai si stanno dividendo, dando luogo ad apparati più piccoli.

La loro trasformazione, però, non finisce qui. Anche ad occhio nudo si più osservare che oggi i ghiacciai non appaiono più bianchi e candidi, ma scuri e grigiastri a causa del detrito che li ricopre. E’ una vera e propria “coperta” creata dalla natura stessa e derivante dalla disgregazione delle pareti rocciose sempre più esposte a causa dell’abbassamento dello spessore del ghiaccio. A seconda del suo spessore, questa coperta impedisce la fusione del ghiacciaio, proteggendolo, o la favorisce perché il ghiacciaio, non più bianco, assorbe il calore del sole e si scioglie. Nel secondo caso questa coperta sottile viene chiamata “black carbon”. Entrambi i fenomeni stanno accadendo sia sul Ghiacciaio Dosdè Est che sul Ghiacciaio dei Forni e su molti altri ghiacciai delle Alpi e ne vanno quindi identificate dimensioni ed effetti.

Le metodologie utilizzate durante la ricerca sui ghiacciai

Ma con quali strumenti stanno lavorando i ricercatori? Con l’obiettivo di studiare in modo preciso come si sta trasformando la superficie di questo e di altri ghiacciai vicini, oltre ai rilievi diretti sul terreno, si stanno utilizzando metodologie di “telerilevamento”, impiegando immagini rilevati da satelliti, da aerei o da droni. In particolare dal 2014 i ricercatori della Statale grazie al sostegno di Levissima hanno sviluppato (anche con la collaborazione della cooperativa Agricola2000) un drone dotato di termocamera applicando tecniche e metodi mai utilizzati prima in glaciologia in Italia.

Su indicazioni della NASA, inoltre, per meglio analizzare le immagini satellitari e quelle rilevate con il drone, i ricercatori hanno collocato temporaneamente sul ghiacciaio uno speciale geotessile blu che, costituendo un riconoscibile punto di riferimento, permette una più corretta localizzazione degli elementi presenti sull’immagine. Queste sperimentazioni rappresentano la prima pietra del più ampio progetto di Levissima, da tempo impegnata a sostenere l’ambiente con una serie di attività che vanno sotto il nome di “Levissima per la natura”. L’obiettivo del nuovo progetto è realizzare protocolli di lavoro innovativi che dalla Valtellina possano essere esportati a tutte le Alpi e contribuiscano a una migliore comprensione scientifica della fusione dei ghiacciai italiani.

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